MESSAGGIO DI FINE ANNO DEL PRESIDENTE NAPOLITANO

 

"Non vi stupirete, credo, se dedico questo messaggio soprattutto ai più giovani tra noi, che vedono avvicinarsi il tempo delle scelte e cercano un'occupazione, cercano una strada. Dedico loro questo messaggio, perché i problemi che essi sentono e si pongono per il futuro sono gli stessi che si pongono per il futuro dell'Italia". Comincia così il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

"Il futuro è dei giovani o l'Italia è persa"
Il capo dello Stato ribadisce la propria "preoccupazione" per "il malessere diffuso tra i giovani" e per il "distacco ormai allarmante tra la politica, tra le stesse istituzioni democratiche e la società, le forze sociali, in modo particolare le giovani generazioni". "Sono convinto che quando i giovani denunciano un vuoto e sollecitano risposte sanno bene di non poter chiedere un futuro di certezze, magari garantite dallo Stato, ma di aver piuttosto diritto a un futuro di possibilità reali, di opportunità cui accedere nell'eguaglianza dei punti di partenza secondo lo spirito della nostra Costituzione", ha aggiunto il presidente. "Se non apriamo a questi ragazzi nuove possibilità di occupazione - prosegue Napolitano - e di vita dignitosa, nuove opportunità di affermazione sociale, la partita del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti, per l'Italia: ed è in scacco la democrazia".

"Debito abnorme da abbattere, tutti paghino le tasse"
"Nelle condizioni dell'Europa - spiega Napolitano - e del mondo di oggi e di domani, non si danno certezze e nemmeno prospettive tranquillizzanti per le nuove generazioni se vacilla la nostra capacità individuale e collettiva di superare le prove che giaà ci incalzano. Tanto meno, ho detto, si può aspirare a certezze che siano garantite dallo Stato a prezzo del trascinarsi o dell'aggravarsi di un abnorme debito pubblico. Quel peso non possiamo lasciarlo sulle spalle delle generazioni future senza macchiarci di una vera e propria colpa storica e morale". "Bisogna trovare la via per abbattere il debito pubblico accumulato nei decenni - prosegue il Capo dello Stato - e quindi sottoporre alla più severa rassegna i capitoli della spesa pubblica corrente, rendere operante per tutti il dovere del pagamento delle imposte, a qualunque livello le si voglia assestare. Questo dovrebbe essere l'oggetto di un confronto serio, costruttivo, responsabile, tra le forze politiche e sociali, fuori dall'abituale frastuono e da ogni calcolo tattico".

"Confronto costruttivo sul tema del lavoro"
"Vorrei fosse chiaro che parlo di una strategia, e parlo di priorità, da far valere non solo attraverso l'azione diretta dello Stato e di tutti i poteri pubblici, ma anche attraverso la sollecitazione di comportamenti corrispondenti da parte dei soggetti privati. Abbiamo, così, bisogno non solo di più investimenti pubblici nella ricerca, ma di una crescente disponibilità delle imprese a investire nella ricerca e nell'innovazione". Lo afferma il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in un passaggio del discorso di fine anno dove senza citarla si fa riferimento alla Fiat. "Gli ultimi dati ci dicono che le persone in cerca di occupazione sono tornate a superare i due milioni, di cui quasi uno nel Mezzogiorno; e che il tasso di disoccupazione nella fascia di età tra i 15 anni e i 24 ha raggiunto il 24,7%. Sono dati che debbono diventare l'assillo comune della Nazione". ''Disuguaglianze nella distribuzione del reddito e della ricchezza - prosegue Napolitano - impoverimento di ceti operai e di ceti medi, specie nelle famiglie con piu figli e un solo reddito. E ripresa della disoccupazione, sotto l'urto della crisi globale scoppiata nel 2008''. 

"Dobbiamo sanare divario tra Nord e Sud, tutti facciano loro parte"
E' "essenziale operare su tutti i piani per sanare la storica ferita di quel divario tra Nord e Sud che si va facendo perfino più grave, mentre risulta obbiettivamente innegabile che una crescita più dinamica dell'economia e della società nazionale richiede uno sviluppo congiunto". Lo afferma Giorgio Napolitano in un passaggio del suo messaggio di fine anno agli Italiani. "Celebrare quell'anniversario, come abbiamo cominciato a fare e ancor più faremo nel 2011, non è un rito retorico. Non possiamo come Nazione pensare il futuro senza memoria e coscienza del passato. Ci serve, ci aiuta, ripercorrere nelle sue asprezze e contraddizioni il cammino che ci portò nel 1861 a diventare Stato nazionale unitario, ed egualmente il cammino che abbiamo successivamente battuto, anche fra tragedie sanguinose ed eventi altamente drammatici".

"Ci vuole fiducia, non discorsi rassicuranti"
"Proprio perché non solo speriamo, ma crediamo nell'Italia e vogliamo che ci credano le nuove generazioni, non possiamo consentirci il lusso di discorsi rassicuranti, di rappresentazioni convenzionali del nostro lieto vivere collettivo. C'è troppa difficoltà di vita quotidiana in diverse sfere sociali, troppo malessere tra i giovani", ha detto ancora il presidente della Repubblica. "Abbiamo bisogno di non nasconderci nessuno dei problemi e delle dure prove da affrontare: proprio per poter suscitare un vasto moto di energie e di volontà, capace di mettere a frutto tradizioni, risorse e potenzialità di cui siamo ricchi. Quelle che abbiamo accumulato nella nostra storia di centocinquant'anni di Italia unità". Lo afferma Giorgio Napolitano nel suo discorso di fine anno. "Vogliamo e possiamo recuperare innanzitutto la generosità e la grandezza del moto unitario: e penso in particolare a una sua componente decisiva, quella dei volontari". "Quanti furono i giovani e giovanissimi combattenti ed eroi - prosegue - che risposero, anche sacrificando la vita, a quegli appelli per la libertà e l'Unità dell'Italia! Dovremmo forse tacerne, e rinunciare a trarne ispirazione? Ma quello resta un patrimonio vivo, cui ben si può attingere per ricavarne fiducia nelle virtù degli italiani, nel loro senso del dovere comune e dell'unità, e nella forza degli ideali".

"Soffro per Napoli, non ceda al fatalismo"
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rivolge, nel messaggio di fine anno, un "incitamento" alla sua Napoli, alle prese in questi giorni con il grave problema dei rifiuti. "Incitamento - dice - a una città per la cui condizione attuale provo sofferenza come molti in Italia. Faccia anche a Napoli la sua parte ogni istituzione, ogni cittadino, nello spirito di un impegno comune, senza cedere al fatalismo e senza tirarsi indietro

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